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Visualizzazione dei post da maggio, 2026

COMUNICANSIA: e se l’ansia avesse qualcosa da dirti?

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Negli ultimi anni la parola ‘ansia’ è uscita dagli studi clinici ed è entrata nelle conversazioni quotidiane, infatti, oggi l’ansia non si limita a descrivere un sintomo: racconta un’epoca, di cui ne è la colonna sonora silenziosa . Ce la portiamo addosso mentre lavoriamo, studiamo, rispondiamo ai messaggi, mentre fingiamo di stare bene. Eppure quasi mai ci fermiamo davvero a domandarci cosa significhi stare così, questo fino a quando smette di essere un segnale lieve e diventa un linguaggio urgente del corpo, e lì tutto cambia: sembra franare il terreno sotto ai piedi e ci sentiamo spaventati, increduli, terrorizzati. Non ci rendiamo quasi conto di come sia possibile oggi non riuscire ad uscire di casa se ieri siamo andati ad una festa, anche se prima avevamo tachicardia e mal di pancia. La verità è che l’ansia ci aveva già avvisato , un po’ come la nonna che ti ricorda di mettere la felpa ad aprile, anche se fa caldo, tu puntualmente non l’ascolti, pensando che stia esagerand...

Una vita fuori sede: tra mandato sociale e il diritto di appartenere

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Esiste una frase che i giovani cresciuti nei piccoli centri si sentono ripetere come un mantra: " Se hai talento, devi andartene ".  Pronunciata con affetto da genitori o insegnanti, questa sentenza nasconde una condanna silenziosa: l'idea che il luogo d'origine sia un limite e la partenza un atto dovuto. Ma cosa accade all'identità di chi cresce sapendo che la propria " realizzazione " coincide necessariamente con l'abbandono ? ​ Il mandato dell’esilio e l’identità liquida ​ La psicologia dello sviluppo, con Erik Erikson, insegna che il confronto tra il chi sono e il dove sono è cruciale: il territorio non è uno sfondo neutro, ma un pezzo costitutivo del sé. Eppure, per il giovane "fuori sede", l'identità diventa ciò che Zygmunt Bauman definiva identità liquida: un perenne stato di sradicamento in cui la mobilità è l'unico valore assoluto. Chi parte è celebrato; chi rimane rischia di percepire se stesso come chi non ha avut...

La bolla perfetta: perché oggi fare coppia è una scelta che fa paura

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                                   C’è una domanda che ritorna con insistenza nei colloqui clinici e nel rumore di fondo dei social media: vale ancora la pena stare con qualcuno? Non è un interrogativo dettato dal cinismo, ma il riflesso di un mutamento profondo che ha trasformato la relazione da destino sociale a scelta individuale. Oggi viviamo nel tempo della "bolla perfetta" , dove l’obiettivo supremo è costruirsi una vita autonoma e blindata, fatta di incastri precisi tra carriera, benessere e salute emotiva. In questo scenario, l’altro ha smesso di essere il compagno di viaggio per diventare, spesso, un elemento di disturbo che minaccia un equilibrio faticosamente conquistato. Questa resistenza all'incontro trova riscontro in evidenze scientifiche sempre più marcate. Recenti studi pubblicati su Evolutionary Psycholo...

DA COSA FUGGI?

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  La distrazione contemporanea è più di una semplice “ abitudine ”: è un meccanismo che intreccia adattamento biologico, gestione emotiva ed effetti del sistema dopaminergico. In un’epoca che premia stimolazione continua e risposta immediata , smartphone e social diventano spesso la via più rapida per evitare noia, frustrazione, incertezza e rabbia, cioè il confronto con sé stessi. La lettura filosofica di Pascal (divertissement) anticipa il punto clinico: la distrazione non nasce dal desiderio consapevole di piacere, ma come fuga difensiva da una realtà emotiva scomoda . In termini psicologici, la distrazione protegge l’identità evitando l’esposizione al “ fare effettivo ” e al rischio di fallire: permette di mantenere un’autoimmagine di potenzialità senza affrontare la realtà del compito. Anche l’immobilità, percepita come minaccia o giudizio, viene riempita con informazioni, contenuti e “emozioni assunte” senza elaborazione. Sul piano neurobiologico, la dopamina regola r...