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Oltre il cerchio di luce: e se la violenza di coppia abitasse anche dove facciamo fatica a guardare?

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La violenza all’interno delle relazioni affettive è una ferita aperta che sanguina nel silenzio del nostro tessuto sociale. Ogni giorno la cronaca ci sbatte in faccia l’urgenza drammatica e incontestabile della violenza maschile contro le donne: un fenomeno strutturale, tragico, che si consuma nei drammi dei femminicidi e che giustamente suscita in tutti noi una profonda e necessaria indignazione collettiva. Eppure, proprio dietro questo faro accecante, esiste un angolo rimasto completamente in ombra. Non è un vuoto di dati, ma una forma di resistenza culturale: la violenza agita dalle donne all’interno della coppia . Parlarne non significa affatto sminuire la gravità della violenza di genere maschile, né tantomeno forzare un’ingenua parità statistica; significa, piuttosto, espandere la nostra flessibilità cognitiva per proteggere ogni forma di vulnerabilità umana, restituendo dignità e ascolto al dolore, qualunque sia il genere di appartenenza del corpo che lo ospita. ​ La lantern...

Una famiglia oltre i legami biologici

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  Nel corso degli ultimi decenni il concetto di famiglia si è progressivamente ampliato, superando una visione esclusivamente biologica della genitorialità e valorizzando il ruolo dei legami affettivi e della cura. Alla luce di questa evoluzione, l'adozione si configura come una particolare forma di costruzione del legame familiare, fondata sull'incontro tra il diritto del minore a crescere in un ambiente adeguato e la disponibilità di una famiglia ad accoglierlo, rispettandone il passato, l'identità e la storia personale. Offre a bambini e ragazzi privi di un ambiente familiare adeguato la possibilità di crescere in un contesto stabile, affettuoso e sicuro, quindi nasce per garantire al minore il suo diritto fondamentale : vivere in una famiglia capace di rispondere ai suoi bisogni affettivi, educativi e relazionali.   Criteri di adottabilità L ’ adozione è un istituto giuridico e sociale finalizzato alla protezione del minore. In Italia è disciplinata principalmente dalla...

Il Padre che Cura: neurobiologia, attaccamento e DAP, disturbi affettivi paterni. Una rivoluzione silenziosa nella psicologia della famiglia

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  Per decenni la psicologia dello sviluppo ha costruito i suoi modelli attorno a una sola figura: la madre.  La “Strange Situation” di Mary Ainsworth, disegnata per misurare la qualità dell'attaccamento nel bambino, era concepita esclusivamente sul legame materno. I risultati ottenuti includendo il padre producevano sistematicamente distorsioni statistiche ed invece di interrogarsi sul modello, la ricerca scartava i dati.  Il messaggio implicito era quello che Sir Richard Bowlby, figlio di John, ha poi lucidamente denunciato: si era inconsapevolmente trasmesso ai ricercatori l'idea che un bambino non avesse bisogno di due madri, e quindi il padre potesse essere ignorato. Il risultato è stato una sottovalutazione storica della paternità e di modelli inizialmente centrati sulla figura materna, ciò ha portato un ritardo enorme nella comprensione del ruolo del padre.  Oggi quel ritardo si sta colmando. E ciò che emerge è straordinario.   Il corpo del padre cambi...

La genitorialità non si insegna, si abita: come sono cambiati i figli (e nostri modi di amarli)

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  Diventare genitori oggi è un’esperienza profondamente diversa rispetto al passato. Non sono cambiate solo le abitudini quotidiane, ma il significato stesso che attribuiamo a questo ruolo. Un tempo i figli crescevano dentro ritmi familiari già consolidati e, in qualche modo, si adattavano al mondo degli adulti. Oggi, invece, la nascita di un figlio è quasi sempre una scelta consapevole, desiderata e pianificata a lungo. Questa forte volontà,   maturata nel tempo e sostenuta da un forte investimento emotivo, porta con sé un amore immenso, ma anche una responsabilità del tutto nuova e, di conseguenza, inedite fragilità. Il paradosso della genitorialità moderna sta proprio qui: prendersi cura di un figlio non è mai stato così desiderato e al tempo stesso, così difficile. ​ Dal controllo alla fragilità: cosa sta succedendo ai nostri ragazzi? ​ Quando un figlio è così desiderato, il rischio invisibile è quello di trasformare la cura in controllo e l'attenzione in pressione. Desi...

​L’ansia non è un brand, è una storia che aspetta di essere ascoltata

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  ​ «Che ansia» . È una frase che pronunciamo o sentiamo decine di volte al giorno, quasi fosse un intercalare, un rumore di fondo delle nostre giornate. La usiamo quando dobbiamo sostenere un esame, prima di un primo appuntamento importante o quando siamo incastrati nel traffico e temiamo di fare tardi a un incontro di lavoro. In questi casi, però, stiamo parlando di qualcosa di profondamente umano e, soprattutto, fisiologico . Si tratta di quell’attivazione corporea e mentale legata a uno scopo preciso, un sistema di allarme naturale che si attiva quando avvertiamo un rischio potenziale o una situazione sfidante. È il segno che siamo vivi , che ciò che stiamo facendo ha un valore per noi, una sfumatura che dà un senso e un valore a ciò che ci succede, evitandoci l'alternativa di vivere anestetizzati.  ​ Eppure, oggi sembra che questa normale reazione emotiva sia stata fagocitata da un fenomeno molto più grande, una narrazione collettiva che potremmo definire "Generazione ...

COMUNICANSIA: e se l’ansia avesse qualcosa da dirti?

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Negli ultimi anni la parola ‘ansia’ è uscita dagli studi clinici ed è entrata nelle conversazioni quotidiane, infatti, oggi l’ansia non si limita a descrivere un sintomo: racconta un’epoca, di cui ne è la colonna sonora silenziosa . Ce la portiamo addosso mentre lavoriamo, studiamo, rispondiamo ai messaggi, mentre fingiamo di stare bene. Eppure quasi mai ci fermiamo davvero a domandarci cosa significhi stare così, questo fino a quando smette di essere un segnale lieve e diventa un linguaggio urgente del corpo, e lì tutto cambia: sembra franare il terreno sotto ai piedi e ci sentiamo spaventati, increduli, terrorizzati. Non ci rendiamo quasi conto di come sia possibile oggi non riuscire ad uscire di casa se ieri siamo andati ad una festa, anche se prima avevamo tachicardia e mal di pancia. La verità è che l’ansia ci aveva già avvisato , un po’ come la nonna che ti ricorda di mettere la felpa ad aprile, anche se fa caldo, tu puntualmente non l’ascolti, pensando che stia esagerand...

Una vita fuori sede: tra mandato sociale e il diritto di appartenere

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Esiste una frase che i giovani cresciuti nei piccoli centri si sentono ripetere come un mantra: " Se hai talento, devi andartene ".  Pronunciata con affetto da genitori o insegnanti, questa sentenza nasconde una condanna silenziosa: l'idea che il luogo d'origine sia un limite e la partenza un atto dovuto. Ma cosa accade all'identità di chi cresce sapendo che la propria " realizzazione " coincide necessariamente con l'abbandono ? ​ Il mandato dell’esilio e l’identità liquida ​ La psicologia dello sviluppo, con Erik Erikson, insegna che il confronto tra il chi sono e il dove sono è cruciale: il territorio non è uno sfondo neutro, ma un pezzo costitutivo del sé. Eppure, per il giovane "fuori sede", l'identità diventa ciò che Zygmunt Bauman definiva identità liquida: un perenne stato di sradicamento in cui la mobilità è l'unico valore assoluto. Chi parte è celebrato; chi rimane rischia di percepire se stesso come chi non ha avut...