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L’abuso nascosto: quando la violenza non lascia segni visibili. Un percorso tra consapevolezza, colpa e cura

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Quello che segue è il racconto diretto di E., indicata con la sola iniziale per tutelarne la privacy. Dopo un percorso importante, E. ha trovato il coraggio di raccontare con lucidità la propria esperienza di abuso psicologico. La ringraziamo per questa testimonianza così intensa e per il coraggio con cui ha scelto di condividere la propria storia. Il suo racconto potrà aiutare chi legge a riconoscere segnali, emozioni e dinamiche spesso difficili da nominare, ricordando che nessuna persona dovrebbe essere costretta ad affrontare una situazione di violenza in solitudine. Proprio la lettura della sua esperienza ha suggerito a noi dell’associazione Inoltre l’opportunità di scrivere questo articolo e di approfondire il tema dell’abuso psicologico, rilanciando un messaggio sociale di consapevolezza, ascolto e prevenzione: anche la violenza che non lascia segni visibili può ferire profondamente e deve essere riconosciuta. «È agosto, sono otto mesi che sono single. Spinta da alcune amiche ...

Quanto scegliamo davvero della nostra Vita?

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Quando pensiamo alla nostra identità, siamo portati a considerarla come qualcosa di profondamente personale: ciò che ci piace, ciò in cui crediamo, le nostre scelte, i nostri desideri. Eppure, prima ancora di poter scegliere chi diventare, siamo immersi in un contesto che ci racconta qualcosa su chi siamo e su chi dovremmo essere: il sistema familiare. “ Nella famiglia si impartiscono e si ricevono i primi insegnamenti e noi impariamo il mondo attraverso gli occhi di chi ce lo porta in casa quando siamo piccoli” (A.G.Canovi,2023).                                                                                                Le famiglie, come sistemi di interazione complessi, sono più della somma di un gruppo di individui legati da legami di sang...

LO SMART NON VA IN VACANZA

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  Quando il lavoro agile dimentica di essere agile "Corri, coniglio, corri. Scava quella buca, dimentica il sole... e quando finalmente il lavoro è finito, non sederti: è tempo di scavarne un'altra." Nel 1973, i Pink Floyd cantavano queste parole in “Breathe”, descrivendo la trappola del correre sempre senza mai fermarsi a respirare. Oggi, nell'era dello smart working, quel "coniglio" rischia di essere chiunque di noi, bloccato sotto l'ombrellone con il telefono aziendale in mano . Lo smart working è nato come soluzione d'emergenza e si è trasformato, in pochi anni, in un pezzo stabile della nostra idea di lavoro. Ha portato con sé vantaggi concreti: meno tempo perso nel traffico, più margine per conciliare vita privata e professionale, aziende più attrattive per chi cerca flessibilità, e persino un beneficio collettivo, con meno spostamenti e meno emissioni. Sul piano psicologico, quando è ben organizzato, dà alle persone qualcosa di prezio...