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Connessi ma distanti: cos’è il Phubbing e perché ci ferisc

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Quante volte ti è capitato di raccontare qualcosa d'importante e accorgerti che, dall'altra parte, lo sguardo era rivolto allo schermo di un telefono? Magari la conversazione continua, ma qualcosa cambia: ci si sente meno ascoltati, meno presenti, quasi messi in secondo piano. Negli ultimi anni la ricerca ha iniziato a studiare questo fenomeno, definendolo “Phubbing” – termine che deriva dall’unione di due parole inglesi phone (telefono) e snubbing (snobbare) . In letteratura, il phubbing descrive il comportamento di ignorare, anche solo parzialmente, la persona con cui si sta interagendo perché l'attenzione viene catturata dallo smartphone. Il Phubbing vede in scena due attori: il Phubber , cioè colui che attua il comportamento di “snobbare” l’altro dando spazio all’uso compulsivo del telefono, e il Phubbee , ovvero, colui che si sente squalificato dalla relazione. Il motivo per il quale questo fenomeno ha attirato l’attenzione di vari professionisti in campo scientif...

Oltre il cerchio di luce: e se la violenza di coppia abitasse anche dove facciamo fatica a guardare?

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La violenza all’interno delle relazioni affettive è una ferita aperta che sanguina nel silenzio del nostro tessuto sociale. Ogni giorno la cronaca ci sbatte in faccia l’urgenza drammatica e incontestabile della violenza maschile contro le donne: un fenomeno strutturale, tragico, che si consuma nei drammi dei femminicidi e che giustamente suscita in tutti noi una profonda e necessaria indignazione collettiva. Eppure, proprio dietro questo faro accecante, esiste un angolo rimasto completamente in ombra. Non è un vuoto di dati, ma una forma di resistenza culturale: la violenza agita dalle donne all’interno della coppia . Parlarne non significa affatto sminuire la gravità della violenza di genere maschile, né tantomeno forzare un’ingenua parità statistica; significa, piuttosto, espandere la nostra flessibilità cognitiva per proteggere ogni forma di vulnerabilità umana, restituendo dignità e ascolto al dolore, qualunque sia il genere di appartenenza del corpo che lo ospita. ​ La lantern...

Una famiglia oltre i legami biologici

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  Nel corso degli ultimi decenni il concetto di famiglia si è progressivamente ampliato, superando una visione esclusivamente biologica della genitorialità e valorizzando il ruolo dei legami affettivi e della cura. Alla luce di questa evoluzione, l'adozione si configura come una particolare forma di costruzione del legame familiare, fondata sull'incontro tra il diritto del minore a crescere in un ambiente adeguato e la disponibilità di una famiglia ad accoglierlo, rispettandone il passato, l'identità e la storia personale. Offre a bambini e ragazzi privi di un ambiente familiare adeguato la possibilità di crescere in un contesto stabile, affettuoso e sicuro, quindi nasce per garantire al minore il suo diritto fondamentale : vivere in una famiglia capace di rispondere ai suoi bisogni affettivi, educativi e relazionali.   Criteri di adottabilità L ’ adozione è un istituto giuridico e sociale finalizzato alla protezione del minore. In Italia è disciplinata principalmente dalla...

Il Padre che Cura: neurobiologia, attaccamento e DAP, disturbi affettivi paterni. Una rivoluzione silenziosa nella psicologia della famiglia

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  Per decenni la psicologia dello sviluppo ha costruito i suoi modelli attorno a una sola figura: la madre.  La “Strange Situation” di Mary Ainsworth, disegnata per misurare la qualità dell'attaccamento nel bambino, era concepita esclusivamente sul legame materno. I risultati ottenuti includendo il padre producevano sistematicamente distorsioni statistiche ed invece di interrogarsi sul modello, la ricerca scartava i dati.  Il messaggio implicito era quello che Sir Richard Bowlby, figlio di John, ha poi lucidamente denunciato: si era inconsapevolmente trasmesso ai ricercatori l'idea che un bambino non avesse bisogno di due madri, e quindi il padre potesse essere ignorato. Il risultato è stato una sottovalutazione storica della paternità e di modelli inizialmente centrati sulla figura materna, ciò ha portato un ritardo enorme nella comprensione del ruolo del padre.  Oggi quel ritardo si sta colmando. E ciò che emerge è straordinario.   Il corpo del padre cambi...

La genitorialità non si insegna, si abita: come sono cambiati i figli (e nostri modi di amarli)

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  Diventare genitori oggi è un’esperienza profondamente diversa rispetto al passato. Non sono cambiate solo le abitudini quotidiane, ma il significato stesso che attribuiamo a questo ruolo. Un tempo i figli crescevano dentro ritmi familiari già consolidati e, in qualche modo, si adattavano al mondo degli adulti. Oggi, invece, la nascita di un figlio è quasi sempre una scelta consapevole, desiderata e pianificata a lungo. Questa forte volontà,   maturata nel tempo e sostenuta da un forte investimento emotivo, porta con sé un amore immenso, ma anche una responsabilità del tutto nuova e, di conseguenza, inedite fragilità. Il paradosso della genitorialità moderna sta proprio qui: prendersi cura di un figlio non è mai stato così desiderato e al tempo stesso, così difficile. ​ Dal controllo alla fragilità: cosa sta succedendo ai nostri ragazzi? ​ Quando un figlio è così desiderato, il rischio invisibile è quello di trasformare la cura in controllo e l'attenzione in pressione. Desi...