COMUNICANSIA: e se l’ansia avesse qualcosa da dirti?
Negli ultimi anni la parola ‘ansia’ è uscita dagli studi clinici ed è entrata nelle conversazioni quotidiane, infatti, oggi l’ansia non si limita a descrivere un sintomo: racconta un’epoca, di cui ne è la colonna sonora silenziosa.
Ce la portiamo
addosso mentre lavoriamo, studiamo, rispondiamo ai messaggi,
mentre fingiamo di stare bene. Eppure quasi mai ci fermiamo davvero a
domandarci cosa significhi stare così, questo fino a quando smette di essere un
segnale lieve e diventa un linguaggio urgente del corpo, e lì tutto cambia:
sembra franare il terreno sotto ai piedi e ci sentiamo spaventati, increduli,
terrorizzati. Non ci rendiamo quasi conto di come sia possibile oggi non
riuscire ad uscire di casa se ieri siamo andati ad una festa, anche se prima
avevamo tachicardia e mal di pancia.
La verità è che l’ansia ci aveva già avvisato, un po’ come la nonna che ti
ricorda di mettere la felpa ad aprile, anche se fa caldo, tu puntualmente non
l’ascolti, pensando che stia esagerando— e poi, quando un’ora dopo, arriva un
temporale improvviso, tu resti lì, incredulo, a pensare che tua nonna, come
quasi tutte le nonne, abbia dei poteri magici.
Forse però in
questo caso non è magia, forse è solo che, mentre tu sceglievi la maglietta da
abbinare, lei quei nuvoloni li aveva già visti arrivare e con l’ansia succede
qualcosa di simile. Quasi mai arriva all’improvviso: spesso si costruisce nel
tempo, segnale dopo segnale. Il sonno che si spezza, il respiro più corto, la
tachicardia, la tensione che non se ne va, la fatica a rallentare, la
sensazione costante di essere “in ritardo” su qualcosa di indefinito. Dentro
c’è spesso la stessa trama: la paura di deludere, il bisogno di controllo,
l’idea di dover essere sempre abbastanza — abbastanza bravi, abbastanza
presenti, abbastanza lucidi, abbastanza forti.
Viviamo in un tempo che ci vuole performanti
persino nel dolore, un tempo in cui anche la sofferenza deve essere gestita
bene, raccontata bene, superata in fretta. Così impariamo a funzionare, ma non
necessariamente a vivere
Da qui nasce COMUNICANSIA, che non è una lezione
su come eliminare l’ansia, né un insieme di
tecniche per controllarla meglio, ma uno spazio per provare a fare una cosa molto
più scomoda e più necessaria: ASCOLTARLA. Un tentativo di restituire senso a
ciò che spesso riduciamo a una parola unica, generica, veloce — “ansia” — senza
chiederci però che tipo di ansia sia, quando nasca, cosa stia proteggendo e o
segnalando, prima di diventare troppo forte per essere ignorata.
L’evento,
promosso dall’Associazione InOltre e condotto dalla psicologa Federica Agrello,
alternerà:
• riflessioni
psicologiche
•
rappresentazioni teatrali dell’ansia
• attività
esperienziali
• momenti di
ascolto e condivisione
Parleremo di emozioni, attacchi di panico, ansia sociale, bisogno di controllo, evitamento, sintomi fisici e mentali. Ma soprattutto parleremo di NOI e di quanto sia diventato difficile concedersi fragilità in un mondo che ci chiede continuamente di essere impeccabili. Perché forse il punto non è smettere di sentire, ma è smettere di vergognarsi di ciò che sentiamo. E forse, ancora prima, è accorgerci che ciò che chiamiamo “ansia” non è sempre un nemico da zittire, ma a volte un linguaggio che abbiamo smesso di tradurre.
L’evento è aperto a chiunque senta il bisogno di fermarsi un momento.
Non per aggiustarsi. Ma per rimettere in dialogo ciò che dentro si è fatto
rumore.
Tutte le informazioni:
📍 Parco Villa Sabucchi
(Pe)
📅 Venerdì 12
giugno 2026
🕕 Dalle 18:30
alle 21:00
💰 Contributo di
partecipazione: 15 euro
📞 Per prenotare
il tuo posto: 379 2286455
Federica Agrello
Psicologa clinica e sociale

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