L’ansia non è un brand, è una storia che aspetta di essere ascoltata
«Che ansia» . È una frase che pronunciamo o sentiamo decine di volte al giorno, quasi fosse un intercalare, un rumore di fondo delle nostre giornate. La usiamo quando dobbiamo sostenere un esame, prima di un primo appuntamento importante o quando siamo incastrati nel traffico e temiamo di fare tardi a un incontro di lavoro. In questi casi, però, stiamo parlando di qualcosa di profondamente umano e, soprattutto, fisiologico . Si tratta di quell’attivazione corporea e mentale legata a uno scopo preciso, un sistema di allarme naturale che si attiva quando avvertiamo un rischio potenziale o una situazione sfidante. È il segno che siamo vivi , che ciò che stiamo facendo ha un valore per noi, una sfumatura che dà un senso e un valore a ciò che ci succede, evitandoci l'alternativa di vivere anestetizzati. Eppure, oggi sembra che questa normale reazione emotiva sia stata fagocitata da un fenomeno molto più grande, una narrazione collettiva che potremmo definire "Generazione ...