Connessi ma distanti: cos’è il Phubbing e perché ci ferisc





Quante volte ti è capitato di raccontare qualcosa d'importante e accorgerti che, dall'altra parte, lo sguardo era rivolto allo schermo di un telefono? Magari la conversazione continua, ma qualcosa cambia: ci si sente meno ascoltati, meno presenti, quasi messi in secondo piano. Negli ultimi anni la ricerca ha iniziato a studiare questo fenomeno, definendolo “Phubbing” – termine che deriva dall’unione di due parole inglesi phone (telefono) e snubbing (snobbare). In letteratura, il phubbing descrive il comportamento di ignorare, anche solo parzialmente, la persona con cui si sta interagendo perché l'attenzione viene catturata dallo smartphone.

Il Phubbing vede in scena due attori: il Phubber, cioè colui che attua il comportamento di “snobbare” l’altro dando spazio all’uso compulsivo del telefono, e il Phubbee, ovvero, colui che si sente squalificato dalla relazione. Il motivo per il quale questo fenomeno ha attirato l’attenzione di vari professionisti in campo scientifico risiede nel fatto che il phubbing sia caratterizzato principalmente da una negazione dell’esistenza dell’altro all’interno di una relazione faccia a faccia e da come tutto ciò, soprattutto tra adolescenti e giovani adulti, stia progressivamente diventando un fenomeno normalizzato.
Ma facciamo un attimo un passo indietro, quali sono i predittori che i ricercatori hanno individuato alla base del phubbing?
-Smartphone e Social Media Addiction: la tendenza a usare il telefono e i social network in modo compulsivo e ossessivo, che in certi casi arriva a danneggiare gravemente il sistema relazionale dell’individuo;
-FOMO (Fear of Missing Out): indica la paura di essere esclusi dalle esperienze dagli altri e, nel contesto digitale, si manifesta come il timore di perdere ciò che accade online.
Questa preoccupazione può indurre le persone a controllare ripetutamente lo smartphone, anche durante le interazioni faccia a faccia, con il rischio di compromettere la qualità della relazione presente. Tale dinamica sembra essere particolarmente frequente nei soggetti con maggiori difficoltà relazionali o più introversi. A questo proposito, gli studi di Garrido et al. (2021) e Chi et al. (2022) concordano nel considerare la FOMO uno dei principali meccanismi psicologici alla base dell'uso problematico dello smartphone e dei social media, rappresentando uno dei più importanti predittori del phubbing nella vita quotidiana.
-Attaccamento insicuro ansioso: i fattori descritti in precedenza possono essere meglio compresi considerando il ruolo dello stile di attaccamento. Le persone con un attaccamento insicuro-ansioso tendono a sperimentare un intenso bisogno di rassicurazione e una marcata sensibilità al rifiuto e all'abbandono. In questo contesto, lo smartphone può diventare uno strumento attraverso cui ricercare conferme, mantenere un contatto costante con gli altri e ridurre temporaneamente l'ansia relazionale. Tuttavia, questa modalità può favorire un uso eccessivo del dispositivo, aumentando il rischio di mettere in secondo piano le interazioni faccia a faccia e contribuendo a comportamenti di phubbing.

 

IL PARENTAL PHUBBING: GENITORI COME TRASMISSIONE DI UN MODELLO AI FIGLI
Finora l'attenzione si è concentrata prevalentemente sui ragazzi che mettono in atto comportamenti di *phubbing*. Tuttavia, è importante interrogarsi anche sul contesto in cui tali modalità relazionali vengono apprese, infatti, tra i principali ambienti di socializzazione vi è la famiglia. Per descrivere il comportamento dei genitori che utilizzano lo smartphone durante le interazioni con i figli, i ricercatori hanno introdotto il termine “Parental Phubbing”: questo fenomeno si verifica quando il caregiver interrompe o limita la relazione con il bambino perché assorbito dal telefono, trasmettendo, seppur involontariamente, un messaggio di disattenzione o indisponibilità.
Durante l'infanzia, i bambini hanno bisogno di sentirsi visti, ascoltati e accolti, la disponibilità emotiva del caregiver rappresenta infatti uno degli elementi fondamentali per la costruzione di una base sicura e per lo sviluppo delle future competenze relazionali. Quando episodi di parental phubbing diventano frequenti, il bambino può sperimentare sentimenti di esclusione, trascuratezza o rifiuto percepito e può essere portato a ricercare con maggiore insistenza l'attenzione del genitore. Alcune ricerche suggeriscono che tali esperienze possano associarsi, nel tempo, a una maggiore probabilità di sviluppare caratteristiche riconducibili a uno stile di attaccamento insicuro-ansioso. Crescere in un ambiente in cui il dispositivo digitale sembra occupare uno spazio privilegiato rispetto alla relazione può inoltre influenzare il modo in cui il bambino interpreta la disponibilità dell'altro. La continua ricerca di attenzione e rassicurazione può favorire una maggiore sensibilità ai segnali di esclusione e una crescente paura dell'abbandono, aspetti che, in età successive, possono riflettersi anche nelle relazioni con i pari e nell'uso dello smartphone.
Da una prospettiva di Analisi Transazionale, questa dinamica può essere letta come l'interiorizzazione di un'esperienza relazionale nella quale il bambino percepisce di dover conquistare l'attenzione dell'altro per sentirsi visto e riconosciuto. In questa cornice teorica, la paura di essere escluso dal gruppo o dal mondo online potrebbe rappresentare una rievocazione di vissuti sperimentati precocemente nel contesto familiare.

 

COSA ACCADE DURANTE L’INTERAZIONE? DALLE CAUSE ALLE CONSEGUENZE
A questo punto una domanda sorge spontanea, quali emozioni prova chi si sente messo in secondo piano da uno smartphone? Probabilmente molti riescono a ricordare almeno un episodio in cui, durante una conversazione, hanno avuto la sensazione di non essere davvero ascoltati. In queste situazioni possono emergere vissuti di esclusione, frustrazione, disinteresse percepito e senso di marginalizzazione nella relazione.
La ricerca ha cercato di comprendere quali processi psicologici si attivino nelle persone che subiscono il phubbing, evidenziando alcuni meccanismi ricorrenti, di seguito elencati:
-incertezza rispetto a sé: sentirsi ripetutamente ignorati può portare la persona a interrogarsi sul proprio valore all'interno della relazione, favorendo dubbi circa la propria importanza e il proprio ruolo nello scambio comunicativo, Yin et al. (2022) descrivono questo stato come una forma di incertezza del Sé;
-deumanizzazione del phubber: quando il comportamento viene interpretato come ripetuto o intenzionale, la vittima può iniziare ad attribuire all'altro minori qualità tipicamente umane, percependolo come meno empatico, meno sensibile e meno interessato al benessere relazionale;
-risposte comportamentali ostili: la combinazione di emozioni negative e deumanizzazione può aumentare la probabilità di mettere in atto comportamenti di ritorsione o di allontanamento. Tali reazioni possono manifestarsi sia nelle interazioni faccia a faccia, ad esempio interrompendo la conversazione o prendendo le distanze, sia online attraverso atteggiamenti più ostili o di esclusione, in una dinamica di reciprocità negativa.

 

SPEZZARE IL CIRCUITO AUTOMATICO: “SIAMO COSÌ CONNESSI, MA SIAMO ANCHE AMICI?”
Alla luce di quanto descritto, diventa fondamentale interrogarsi su come sia possibile recuperare relazioni autentiche vis-à-vis, caratterizzate da una presenza reciproca e da un sano investimento emotivo. In virtù di questo, la letteratura scientifica suggerisce alcune strategie orientate a promuovere un rapporto più consapevole con la tecnologia e con l'altro:
- sviluppo dell'empatia e della consapevolezza: un primo passo consiste nel riconoscere i propri automatismi nell'utilizzo dello smartphone e interrogarsi sull'impatto che questi comportamenti possono avere nella relazione. La capacità di assumere il punto di vista dell'altro permette di comprendere meglio come il proprio disimpegno comunicativo possa essere vissuto dalla persona che si trova davanti.
-definizione di regole condivise sull'uso del digitale: stabilire momenti o contesti dedicati alla presenza reciproca, nei quali limitare l'utilizzo dello smartphone, può aiutare a interrompere modalità d'uso automatiche e favorire una maggiore qualità dell'interazione. Alcuni contesti sociali hanno iniziato a promuovere esperienze phone-free, come cene o incontri in cui il telefono viene messo da parte per restituire centralità alla conversazione e alla condivisione dell'esperienza presente.
-educazione emotiva dei genitori: nei caregiver diventa fondamentale sviluppare una maggiore consapevolezza rispetto al ruolo della presenza emotiva nella relazione con il figlio. Alzare lo sguardo dallo schermo significa riconoscere il bisogno del bambino di sentirsi visto, ascoltato e accolto, infatti, una maggiore responsività genitoriale rappresenta uno degli elementi che contribuiscono alla costruzione di una relazione di attaccamento sicura.

 

 

ALZARE GLI OCCHI DALLO SCHERMO PER RISCOPRIRSI COME ESSERI UMANI
La sfida che oggi ci impone il phubbing non è tanto legata alla dipendenza da smartphone, quanto piuttosto a come questo fenomeno ci stia progressivamente allontanando dal vivere relazioni intime, profonde ed emotive; quelle relazioni, cioè, che imprimono un ricordo indelebile nel nostro cuore e che ci impartiscono lezioni fondamentali per la nostra crescita. Recuperare relazioni autentiche non significa necessariamente eliminare la tecnologia, ma imparare a utilizzarla in modo consapevole, evitando che lo strumento finisca per occupare lo spazio che appartiene alla relazione.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA:

-      -  Chotpitayasunondh, V., & Douglas, K. M. (2016). How “phubbing” becomes the norm: The antecedents and consequences of snubbing others with a smartphone. Computers in Human Behavior, 63, 9-18.

-       - Garrido, M., et al. (2021). Fear of Missing Out (FOMO) and its relationship with smartphone addiction and phubbing behavior in young adults. Journal of Behavioral Addictions, 10(2), 245-254.

-       - Chi, X., et al. (2022). The mediating role of FOMO in the relationship between social media addiction and phubbing: A cross-sectional study. International Journal of Environmental Research and Public Health, 19(4), 2130.

-       - David, M. E., & Roberts, J. A. (2017). Phubbed and alone: Phone snubbing, relationship satisfaction, and attachment style. Journal of Association for Consumer Research, 2(2), 155-163. (Riferimento specifico per il costrutto di Parental Phubbing).

-       - Yin, J., et al. (2022). The "cognitive fog" of being phubbed: How smartphone snubbing affects cognitive processes, subjective reality, and passivity in human interaction. Frontiers in Psychology, 13, 891244.

 

                                                                                                                                                                   A cura di

                                                                                                                                              Marika Pinto

                                                                               Dott.ssa in Scienze e Tecniche Psicologiche

                                                                                                                                         

Commenti

Post popolari in questo blog

Workaholism. Ubriacatura da lavoro

Philofobia: la paura di amare

P̲s̲i̲c̲o̲-̲S̲o̲F̲à̲:̲ ̲I̲l̲ ̲s̲a̲l̲o̲t̲t̲o̲ ̲p̲s̲i̲c̲o̲l̲o̲g̲i̲c̲o̲ ̲d̲i̲ ̲I̲n̲O̲l̲t̲r̲e̲