Una famiglia oltre i legami biologici
Nel corso
degli ultimi decenni il concetto di famiglia si è progressivamente
ampliato, superando una visione esclusivamente biologica della genitorialità e
valorizzando il ruolo dei legami affettivi e della cura.
Alla luce di questa evoluzione, l'adozione si configura
come una particolare forma di costruzione del legame familiare, fondata sull'incontro tra il
diritto del minore a crescere in un ambiente adeguato e la disponibilità di una
famiglia ad accoglierlo, rispettandone il passato, l'identità e la storia
personale. Offre a bambini e ragazzi privi di un ambiente familiare
adeguato la possibilità di crescere in un contesto stabile, affettuoso e
sicuro, quindi nasce per garantire al minore il suo diritto fondamentale:
vivere in una famiglia capace di rispondere ai suoi bisogni affettivi,
educativi e relazionali.
L’adozione è un istituto giuridico e sociale finalizzato
alla protezione del minore. In Italia è disciplinata principalmente dalla Legge
4 maggio 1983, n. 184, successivamente modificata dalla Legge n. 149 del 2001.
Secondo questa
legge: perché un minore
venga dichiarato in stato di adottabilità deve trovarsi in una situazione di abbandono perché privo
di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a
provvedervi, purché la mancanza di assistenza non sia dovuta a forza maggiore
di carattere transitorio’ (art. 8).
Può essere nazionale o internazionale e in entrambi i casi, richiede un’attenta valutazione delle capacità genitoriali degli aspiranti adottanti, affinché venga garantito il superiore interesse del minore.
Con la dichiarazione
di adottabilità il bambino deve affrontare l’esperienza della
separazione definitiva dalle figure genitoriali che non sono state in grado di
tutelarlo.
I coniugi che
intendono adottare dovranno
soddisfare determinati requisiti (sia per le adozioni internazionali
che per quelle nazionali, come stabilito dall’art. 6 della legge 184/83, modificata
dalla legge 149/2001, che disciplina l’adozione e l’affidamento) tra i quali:
- matrimonio: la coppia deve essere sposata da almeno tre anni, o per un periodo inferiore, se i coniugi hanno convissuto stabilmente e continuativamente per tre anni prima del matrimonio, questo requisito deve essere accertato dal tribunale per i minorenni;
-
età: l’età degli adottanti deve superare
di almeno diciotto e non più di quarantacinque anni l’età dell’adottando (è
prevista una deroga in caso di danno grave per il minore).
Dopo aver
verificato i requisiti si potrà intraprendere l’iter burocratico e psicologico,
che prevede una valutazione genitoriale della coppia da parte degli Enti locali,
che viene poi validata dal Tribunale per Minorenni. Successivamente, la coppia
dovrà rivolgersi ad un Ente autorizzato per le adozioni internazionali che la
seguirà dall’inizio dell’indagine fino all’arrivo del bambino in Italia.
Valutazione della coppia genitoriale
L’idoneità all’adozione è un processo delicato e
fondamentale che valuta non solo le capacità genitoriali individuali,ma anche l’intero
funzionamento della coppia. (Brodzinsky & Schechter, 1990).
- le capacità di soddisfare i bisogni del bambino.
Oltre il processo di valutazione iniziale è necessario
rimanere in contatto con le famiglie, anche dopo aver effettuato l’abbinamento
coppia-bambino, perchè la decisione di adottare comporta un lungo iter di
accertamenti legali, sanitari, sociali e psicologici. L’indagine psicosociale,
in particolare, viene spesso percepita come un processo invasivo e giudicante,
che genera un senso di pressione e può compromettere la fiducia nei confronti
dei servizi. Risulta necessario
quindi rimarginare questa incrinatura, provando ad eliminare il vissuto di
giudizio e pressione e instaurando un rapporto di fiducia reciproca.
Spesso le famiglie, non hanno percezione degli elementi emotivi, psicologici, sociali e culturali che dovranno affrontare con i loro futuri figli, in questo scenario una valutazione iniziale completa, come un corso preparatorio ed un successivo sostegno continuo ad ogni tappa, è fondamentale per poter affrontare tutte le sfide e le complessità di questo percorso.
Genitorialità adottiva tra aspettative e realtà
Dopo aver parlato dei criteri di adottabilità del
minore e il percorso di valutazione
della coppia aspirante all’adozione è necessario soffermarsi sugli
aspetti psicologici che caratterizzano il percorso adottivo.
L’adozione, non si limita all’atto giuridico che
stabilisce la nascita di un nuovo legame
familiare, ma rappresenta un processo complesso di costruzione di
relazioni in cui bambini e genitori sono costantemente chiamati ad affrontare
sfide emotive e relazionali di notevole intensità.
Per quanto riguarda i genitori, invece, una delle
prime sfide che si trovano a dover affrontare è quella della gestione delle
aspettative, infatti, molti
genitori sviluppano un’immagine idealizzata dell’incontro con il figlio. La
realtà, tuttavia può rivelarsi più complessa, il bambino potrebbe mostrare
diffidenza, comportamenti oppositivi e questo può generare sentimenti di
frustrazione, impotenza, inadeguatezza.
Un’altra difficoltà riguarda la costruzione del legame
di attaccamento, a differenza della genitorialità biologica, il rapporto
affettivo non nasce fin dai primi momenti di vita, ma deve essere costruito
gradualmente attraverso esperieze quotidiane di cura, ascolto e presenza costante.
In fine, nelle fasi successive un aspetto particolarmente delicato riguarda il dialogo sulle origini del bambino, affrontare il tema della storia precedente all’adozione richiede sincerità e sensibilità, affinchè il minore possa costruire un’identità serena, senza vivere il proprio passato come un argomento proibito.
Il rischio di fallimento
Quando le fragilità del bambino, le aspettative dei
genitori e la complessità delle dinamiche familiari diventano persistenti e
compromettono la possibilità di creare un legame affettivo stabile, il percorso
adottivo può entrare in una fase di profonda crisi, che se prolungata può
portare al fallimento adottivo.
È in questo momento che I figli adottivi si trovano di
fronte al difficile compito di rinegoziare la propria “doppia appartenenza familiare” biologica e adottiva, quì nascono interrogativi
legati alle proprie origini, che spesso portano ad una rivisitazione dei propri
legami e all’emergere di una crisi sulla propria identità che è ancora in
costruzione.
Tuttavia
si può pensare a un fallimento adottivo o ad una situazione familiare che va in
difficoltà?
È
importante distinguere il fallimento adottivo dalle fisiologiche crisi che
possono emergere nel percorso di una famiglia adottiva. Sebbene tali momenti
possano essere fonte di sofferenza, essi non implicano necessariamente
l'interruzione del progetto adottivo né ostacolano, di per sé, la costruzione
di un legame familiare stabile e significativo.
In tutte le
famiglie le cose funzionano se i protagonisti (genitori e figli) sono in grado
di affrontare i temi significativi della propria esperienza e soprattutto se
sono in grado di riannodare gli aspetti personali o relazionali che sono stati danneggiati
o interrotti. Nel caso dei bambini adottati, il figlio porta queste sue
“parti danneggiate”, in tanti modi particolari, spesso con vaghi ricordi e
quando si domandano cosa sia successo rispetto la possibilità di avere una
continuità degli affetti con i loro genitori, pensano che la responsabilità sia
loro.
Provare
sentimenti negativi o ambivalenti è una parte normale del percorso genitoriale
e accettare questi sentimenti significa comprendere che fanno parte del
processo di costruzione di un legame affettivo, che non è mai lineare. Questo
processo richiede di elaborare le emozioni, integrandole in una visione più
ampia e coerente della relazione familiare, solo affrontando e accogliendo
queste difficoltà si può creare un ambiente sicuro e confortevole per il
bambino.
La comunicazione è il fondamento di ogni relazione
familiare e nell’adozione assume un ruolo ancora più centrale, infatti, è essenziale che la coppia
genitoriale discuta in modo chiaro e sincero le proprie difficoltà, le paure e
i limiti.
Questa
forma di genitorialità, più di qualsiasi altra, richiede continui adattamenti,
ciò significa anche accettare che il bambino ha bisogno di tempo per sentirsi
al sicuro e a “casa”.
È importante ricordare che il bambino percepisce la stabilità e la capacità
dei genitori di adattarsi alle sue esigenze e questa flessibilità contribuisce
a rafforzare il suo senso di fiducia e di appartenenza.
Bibliografia:
Italia.
(1983). Legge 4 maggio 1983, n. 184. Disciplina dell’adozione e
dell’affidamento dei minori.
Italia.
(2001). Legge 28 marzo 2001, n. 149. Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n.
184.
Rosnati, R.,
Ranieri, S., & Barni, D. (2013). Il legame adottivo.Contributi teorici e
ricerche internazionali.
Brodzinsky, D.
M., & Schechter, M. D. (1990). The Psychology of Adoption. Oxford
University Press.
Vadilonga, F.
(2010). Adozione e resilienza: Crescere con una storia difficile
A cura di
Vittoria Sauli
Dott.ssa Magistrale in Psicologia

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