Imparare a stare insieme anche nel disaccordo

La sintonia con l’altro è un elemento primario, indispensabile allo sviluppo della natura umana, stare in relazione significa scoprire che non sempre abbiamo lo stesso modo di leggere ciò che accade. É proprio nello spazio che intercorre tra ciò che sentiamo noi e ciò che sente l’altro che possono nascere difficoltà nell’incontrarsi, nel comprendersi.




Cos’è il conflitto


Il conflitto è un aspetto intrinseco dell'interazione umana, radicato nelle dinamiche psicologiche, sociologiche e culturali. Nasce da incompatibilità percepite tra individui o gruppi, causate da differenze di valori, obiettivi, convinzioni o risorse limitate.

Kurt Lewin definisce il conflitto come una situazione che si determina tutte le volte che su un individuo agiscono contemporaneamente due forze psichiche di intensità più o meno uguale, ma di opposta direzione. In sostanza il conflitto è una situazione sociale in cui due persone si oppongono in maniera evidente.

Elementi essenziali:
Il conflitto è inevitabile. Poiché non tutti pensiamo e agiamo allo stesso modo, si verificheranno dei disaccordi.
É un processo. Scegliendo come rispondere agli altri possiamo intensificarlo o ridurlo.
Più a lungo evitiamo di lavorare sulla risoluzione di un conflitto con qualcun altro, più energia ci spendiamo.
Ha elementi sia di contenuto che di emozione. Anche se il conflitto spesso nasce da un comportamento o un’azione specifica, può coinvolgere emozioni sottostanti.
Quando il conflitto diventa di coppia

Il conflitto di coppia emerge quando i partner presentano bisogni, aspettative, valori o modalità comunicative differenti che entrano in contrasto. Può manifestarsi attraverso discussioni frequenti, silenzi prolungati, distacco emotivo o accuse reciproche. La crisi relazionale rappresenta una fase più profonda del ciclo di vita della coppia, in cui l’equilibrio precedente non è più sostenibile e i partner faticano a ritrovare una modalità funzionale di stare insieme.

La maggior parte dei conflitti di coppia nasce dalla difficoltà di accettare e accogliere il punto di vista dell’altro. Questa difficoltà, da un lato nasconde un bisogno di affermazione identitaria, dall’altro la paura di fidarsi e affidarsi. Ognuno di noi ha una identità più o meno solida e strutturata e più l’identità personale è stabile e sicura, meno si avrà difficoltà a tollerare il pensiero diverso. Tuttavia possiamo dire che nessuna identità è così stabile da non sentire il rischio di perdere i propri confini.

Da qui deriva la difesa, talvolta ideologica, dei propri pensieri e comportamenti che può essere invalidante perché impedisce di superare serenamente un confronto di opinioni senza necessariamente che uno dei due aderisca alla visione dell’altro.

L’altro aspetto significativo ha a che fare con il timore di lasciarsi andare e fidarsi dell’Altro per paura di sentirsi eccessivamente vulnerabili, rischiando di essere feriti, delusi, traditi e abbandonati. Maggiori sono i vissuti relativi ad angosce abbandoniche o di rifiuto e minore sarà la capacità di lasciarsi vedere fragili, esporsi e accettare di aver sbagliato.

Litigare senza ferirsi


Come ha evidenziato il ricercatore John Gottman (1994) «non è l’assenza di conflitto a caratterizzare una relazione sana, ma la capacità di gestirlo in modo costruttivo».

Il problema, quindi, non è la presenza di divergenze, ma il modo disfunzionale e distruttivo in cui vengono gestite. In molte relazioni, il conflitto quotidiano diventa un rumore di fondo che sostituisce il dialogo.

Le coppie si ritrovano a litigare praticamente ogni giorno per questioni che, in superficie, appaiono come sciocchezze, ma che nascondono dolori più profondi e inespressi. Queste discussioni raramente trovano una soluzione immediata; al contrario, hanno la caratteristica di protrarsi per ore, in un’estenuante guerra di logoramento, per poi essere misteriosamente interrotte e riprese il giorno successivo come se non fosse mai passato del tempo (Christensen & Shenk 1991).

Il lavoro di Gottman per la risoluzione dei conflitti si basa sull’interazione coniugale, sull'importanza degli sforzi di riparazione e sul ruolo dell'affetto positivo nel mantenere la stabilità.

Fase 1: Avvio morbido

Il modo in cui inizia una discussione conta più di quanto si possa pensare, iniziare con una richiesta calma e specifica anziché con un'accusa, riduce la difensività e mantiene la conversazione sulla giusta strada.

· Identificare l'obiettivo della conversazione prima di iniziare.

· Usare un linguaggio neutro e affermazioni specifiche, piuttosto che giudizi generali.

Fase 2: Calmare il corpo

L’attivazione fisiologica alimenta l’intensità, la ricerca sulla regolazione delle emozioni nelle relazioni mostra che fare una pausa, quando la rabbia aumenta (flooding), riduce le ostilità e migliora le probabilità di risoluzione dei problemi.

1. Concordare una pausa di 20 minuti se la tensione aumenta.

2. Partecipare a un'attività breve che riduca l'attivazione (respiro, camminata o un bicchiere d'acqua).

3. Ritornare alla discussione quando ciascun partner si sente più vicino al livello di base.

Fase 3: Dire ciò che si intende con chiarezza e onestà

Una comunicazione costruttiva sottolinea il valore dell'uso di frasi in prima persona e richieste concrete, la chiarezza riduce le incomprensioni.

· Concentrarsi sulla propria esperienza piuttosto che sul carattere del partner.

· Esprimere bisogni o preoccupazioni specifiche con esempi concreti.

Fase 4: Assumersi la responsabilità, chiedere scusa quando è necessario

Assumersi la responsabilità delle parti in cui si contribuisce al conflitto rafforza la fiducia e segnala impegno. Quando si riconosce il proprio ruolo, il partner risponde con apertura.

· Evitare giustificazioni e restare sull'assunzione di responsabilità.

· Offrire una sincera scusa, non difensiva, che includa un piano per un comportamento migliore in futuro.

Fase 5: Riparare e pianificare il futuro

La riparazione è una pratica che le coppie ripetono dopo ogni conflitto.

· Riepilogare la comprensione raggiunta durante la conversazione.

· Concordare azioni concrete che ciascun partner intraprenderà.

Mettere in pratica i cinque passaggi può trasformare piccoli disaccordi in opportunità di comprensione e vicinanza, l’obiettivo non è evitare il conflitto, ma imparare a riconoscere le dinamiche e a gestirle in modo più consapevole.

Compromesso: perdere o incontrarsi?


Il compromesso si fonda sulla capacità di trovare un punto di equilibrio tra bisogni e desideri contrastanti, è un processo dinamico, che richiede ascolto attivo, empatia e una chiara definizione delle priorità. Nel caso delle dinamiche conflittuali della coppia, si tratta di raggiungere un accordo che permetta a entrambe le parti di sentirsi soddisfatte. Non è rinuncia, è il modo attraverso cui ciascun partner riconosce i bisogni dell’altro senza annullare i propri, non è sconfitta, è una forma di cura del legame. 
Significa uscire dalla logica del vincere o perdere per entrare in quella del costruire insieme.

"Saper disinnescare." 

 “Non trasformare ogni discussione in una lotta di supremazia. Non credo che sia debole chi è disposto a cedere, anzi, è pure saggio. Le uniche coppie che vedo durare sono quelle dove uno dei due, non importa chi, riesce a fare un passo indietro.                

 E invece sta un passo avanti.”

( Perfetti Sconosciuti,2016)

 

Bibliografia

Gottman, J. M., & Silver, N. (1994). Why Marriages Succeed or Fail: What You Can Learn from the Breakthrough Research to Make Your Marriage Last. New York: Simon & Schuster. Gottman, J. M., Coan, J., Carrere, S., & Swanson, C. (1998). Predicting marital happiness and stability from newlywed interactions. Gottman, J. M., & Levenson, R. W. (1992). Marital processes predictive of later dissolution: Behavior, physiology, and health. Christensen, A., & Shenk, J. L. (1991). Communication, conflict, and psychological distance in nondistressed, clinic, and divorcing couples. Lewin, K. (1935). A Dynamic Theory of Personality: Selected Papers. New York: McGraw-Hill.        

                                                                                           

A cura di
Vittoria Sauli 
                                                        Dott.ssa Magistrale in Psicologia                                  

 

 

                                                                                         

 

 

 

 

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