Quanto scegliamo davvero della nostra Vita?
Quando pensiamo alla nostra identità, siamo portati a considerarla come qualcosa di profondamente personale: ciò che ci piace, ciò in cui crediamo, le nostre scelte, i nostri desideri. Eppure, prima ancora di poter scegliere chi diventare, siamo immersi in un contesto che ci racconta qualcosa su chi siamo e su chi dovremmo essere: il sistema familiare.
“Nella famiglia si impartiscono e si ricevono i primi insegnamenti e noi impariamo il mondo attraverso gli occhi di chi ce lo porta in casa quando siamo piccoli” (A.G.Canovi,2023).
Le famiglie, come sistemi di interazione complessi, sono più della somma di un gruppo di
individui legati da legami di sangue. Col tempo, si creano narrazioni
condivise, credenze e “miti” che influenzano il comportamento e le relazioni
all’interno del sistema.
Le narrazioni familiari hanno il potenziale di arricchire e
contestualizzare la conoscenza e la comprensione di come le generazioni passate
possano aver influenzato la vita attuale (Fivush, 2008). I miti
familiari, invece, anche se spesso non sono
consapevoli, influenzano profondamente il modo in cui i membri percepiscono se
stessi, interagiscono tra loro e si relazionano con il mondo esterno.
Cos’é
il mito Familiare
Ogni nucleo familiare ha il proprio mito, un insieme di
norme non scritte o credenze condivise su come la famiglia é o dovrebbe essere, per esempio: “Noi
Rossi non chiediamo aiuto a nessuno”, oppure “la famiglia deve restare sempre unita”, non importa cosa succede”.
Esso garantisce la coesione del nucleo e
trasmette alle nuove generazioni valori, ruoli e funzioni. Per ogni famiglia il
proprio mito, anche se illusorio, costituisce la “verità”, forma l’identità,
assicura il riconoscimento di ciascuno all’interno del gruppo.
É bene specificare che, una famiglia non costruisce
necessariamente un solo mito. Nel corso della sua storia può svilupparne
diversi, legati a persone, eventi, valori e modalità di relazione che nel tempo
diventano parte dell’immagine di sé.
Quali
sono i suoi effetti sulle dinamiche Familiari?
Il mito, o i miti familiari possono svolgere una funzione importante nell’organizzazione della vita familiare: contribuiscono a costruire un senso di appartenenza, a definire ciò che viene considerato importante e a fornire ai membri della famiglia una sorta di “mappa” attraverso cui orientarsi.
Tuttavia, quando queste rappresentazioni diventano rigide e difficili da mettere in discussione, possono influenzare profondamente l’identità individuale e le relazioni tra i membri della famiglia. Le conseguenze di questa rigiditá possono manifestarsi nel modo in cui la persona impara a valutare sé stessa, ma anche nel modo in cui sente di dover essere per poter appartenere alla propria famiglia, rischiando di oltrepassare i confini di una singola generazione.
Autostima e senso di adeguatezza
Quando il mito familiare stabilisce implicitamente che solo
determinati risultati, comportamenti o caratteristiche siano degni di valore,
il riconoscimento può diventare condizionato. Un figlio che cresce all’interno
di una famiglia in cui, ad esempio, “bisogna essere sempre forti” o “non
si può fallire”, potrebbe imparare a percepire le proprie difficoltà come
una forma di inadeguatezza. Rischiando così di influenzare il suo valore personale dalle aspettative
familiari.
Conformità e sottomissione
Il mito può definire ruoli e comportamenti considerati
appropriati, per esempio, c’é chi deve
essere forte, chi deve prendersi cura degli altri, chi deve avere successo.
Quando queste attribuzioni diventano troppo rigide, ogni singolo
membro della famiglia, può sentirsi spinto a conformarsi ad un incarico già
scritto, anche quando questo non corrisponde ai propri desideri. In questo
senso, il bisogno di appartenenza può entrare in conflitto con il bisogno di
individuazione: alcune possibilità possono essere percepite come estranee,
sbagliate o addirittura come un tradimento. Così, una persona potrebbe
scegliere un percorso professionale, affettivo o di vita non tanto perché lo
desidera realmente, ma perché è quello che sente più compatibile con l’immagine
che la propria famiglia ha costruito di lei.
Trasmissione intergenerazionale
I miti familiari possono attraversare le generazioni,
mantenendo vive alcune convinzioni anche quando le condizioni che le avevano
originate sono ormai cambiate. Ciò che
una generazione ha imparato a considerare necessario può essere trasmesso alla
successiva come una verità quasi indiscutibile. In questo modo possono
proseguire nel tempo non soltanto valori e risorse, ma anche aspettative,
paure, ruoli e modalità relazionali che finiscono per influenzare le
generazioni successive.
Quando
il “noi” diventa “tu”
Il mito definisce il mandato familiare
che ogni individuo è implicitamente chiamato a portare avanti (Andolfi, 1987).
Il mandato familiare rappresenta una
sorta di "missione implicita" o compito che la famiglia
assegna a uno dei suoi membri, spesso senza che vi sia una consapevolezza da
parte della famiglia stessa o del soggetto. Ad esempio, se il mito di una
famiglia é “fare fatica sul lavoro”, il
mandato dei figli sará: “ammazzati di lavoro come noi per essere dei nostri”. Il figlio sentirá quella parte
identitaria e obbedirá per appartenere al suo clan. (A.G.Canovi,2023).
Il mandato quindi, puó essere esplicito come
le aspettative espresse dai genitori sui figli, o implicito, inglobato in
comportamenti e atteggiamenti quotidiani.
Viene trasmesso dal sistema familiare
per mantenere un equilibrio o per raggiungere un obiettivo che può
riguardare la reputazione, la coesione o la stabilità della famiglia. Quando viene interiorizzato come un
obbligo, può influenzare il modo in cui la persona sceglie, si percepisce e si
relaziona con gli altri. Può condizionare le decisioni personali, alimentare il
conflitto tra ciò che si desidera e ciò che ci si sente in dovere di fare e
generare sentimenti di colpa o paura di deludere le aspettative familiari.
Una parte giá
assegnata
Ognuno di noi ha scritto per sé la storia della propria
vita, oltre a miti e mandati, esistono i copioni familiari: un insieme di
regole, aspettative e prescrizioni comportamentali a cui i componenti della
famiglia obbediscono.
Eric Berne, definisce il copione “un piano di vita
che si basa su una decisione presa durante l'infanzia, rinforzata dai genitori,
giustificata dagli avvenimenti successivi e che culmina in una scelta decisiva”.
Fin da piccoli (4 anni circa) noi scriviamo il nostro
copione, riceviamo una serie di
messaggi (divieti e permessi) dai nostri genitori o da figure educative
importanti (nonni, insegnanti, ecc..) che ci dicono cosa fare o non fare ed
osserviamo loro stessi comportarsi in un certo modo dinnanzi ai fatti della
vita. Dall’osservazione di tali modelli, dall’interazione con essi e da come
noi interpretiamo tutto ciò, creiamo alcune convinzioni su noi stessi, sugli
altri e sul mondo,che possono perdurare nella nostra vita.
Questo schema, contribuisce alla costruzione
della nostra identità, ma può assumere una funzione limitante quando porta
la persona a riproporre modalità di comportamento automatiche e ripetitive,
soprattutto nelle situazioni che riattivano schemi appresi nel passato (Berne,
1979)
Come mettiamo in scena il nostro copione nella vita adulta?
Da adulti talvolta riproponiamo le
strategie che decidemmo di attuare da bambini. In queste occasioni reagiamo
alla realtà come se fosse il mondo che immaginammo nelle nostre prime
decisioni, ad esempio “compiacere per essere accettati”, “non esprimersi per
non essere sgridati”.
Abbiamo più probabilità di entrare nel
copione quando siamo sotto stress oppure quando la situazione attuale
somiglia alla situazione di stress dell’infanzia. Nel linguaggio terapeutico
dell’Analisi Transazionale si dice che la situazione attuale funziona come un “elastico”
che ci riporta indietro nel tempo .
“Come l’attore che deve seguire lo
schema di battute scritte da altri, così la persona, anche nella sua vita
adulta, si trova a seguire uno schema comportamentale pre-scritto nei
primi anni di vita, da se stesso e dalle persone che per lui sono e sono state
importanti”(Il copione come schema mentale in Analisi Transazionale,2013).
Mito familiare, mandato e copione
possono accompagnare la persona nel corso della sua crescita, orientandone
aspettative, scelte e modalità di stare nelle relazioni. Tuttavia, ciò che
viene trasmesso dalla famiglia non costituisce un destino immutabile, questi
modelli possono essere riconosciuti, messi in discussione e nel tempo, trasformati.
Prendere consapevolezza di ciò che abbiamo ricevuto significa iniziare a
distinguere ciò che appartiene alla nostra storia familiare da ciò che sentiamo
realmente nostro. Non si tratta di rinnegare la famiglia o di liberarsi
completamente dalla sua influenza, ma di poter guardare alla propria storia con
maggiore consapevolezza, riconoscendone sia le risorse sia i vincoli. Il mito
può essere riletto alla luce del presente, il mandato puó essere ridefinito e
il copione può essere modificato, interrompendo quella ripetizione che porta a
vivere, una storia già scritta da altri.
Ognuno di noi puó scrivere la propria parte e decidere quale storia desidera
raccontare.
Bibliografia
Andolfi, M., & Angelo, C. (1987). Tempo e mito nella psicoterapia familiare.
Berne, E. (1961). Analisi transazionale e psicoterapia.
Berne, E. (1964). A che gioco giochiamo.
Berne, E. (1979). Ciao!… e poi?
Canovi, A. G. (2023). Di troppa (o poca) famiglia: Radici, zavorre e risorse.
Fivush, R. (2008). Remembering and reminiscing: How individual lives are constructed in family narratives.
Reiss, D. (1981). The Family’s Construction of Reality.
Steiner, C. M. (1974). Copioni di vita.
Stewart, I., & Joines, V. (1987). L’analisi transazionale: Guida alla psicologia dei rapporti umani.
A cura di
Vittoria Sauli
Dott.ssa Magistrale in Psicologia

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