ScOnneSsi: se tutto è dipendenza, nulla è dipendenza. Legami, identità e solitudini nell’era digitale
Da cosa fuggi quando scorri?
Quante volte prendiamo in mano lo smartphone senza nemmeno
accorgercene? Apriamo un social, controlliamo una notifica, passiamo da un
contenuto all’altro. A volte cerchiamo informazioni, compagnia o
intrattenimento. Altre volte, forse, cerchiamo semplicemente di non sentire
qualcosa: la noia, la solitudine, l’incertezza, una preoccupazione.
Già nel Seicento, il filosofo Blaise Pascal parlava di divertissement,
descrivendo la tendenza umana a cercare distrazioni per evitare il confronto
con sé stessi. Oggi, in un mondo in cui ogni momento di attesa può essere
riempito da uno schermo, questa riflessione appare particolarmente attuale.
Ma distrarsi non significa necessariamente fuggire, così come
utilizzare frequentemente la tecnologia non significa esserne dipendenti.
Siamo davvero tutti dipendenti?
«Sono dipendente dal telefono». È un’espressione entrata nel
linguaggio quotidiano, spesso utilizzata per descrivere qualsiasi difficoltà a
separarsi dallo smartphone.
Eppure, se tutto diventa dipendenza, nulla è più davvero dipendenza.
Per comprendere il nostro rapporto con il digitale dobbiamo
distinguere l’uso intenso dai comportamenti problematici, considerando la
perdita di controllo, le conseguenze sulla quotidianità e la funzione
psicologica che la tecnologia assume.
In alcuni casi possono emergere comportamenti compulsivi specifici,
come lo scrolling prolungato o gli acquisti online. In altri, il rapporto
problematico con il digitale si intreccia con difficoltà più ampie, che
coinvolgono emozioni, relazioni, attenzione e abitudini quotidiane.
Lo smartphone può diventare uno strumento di rassicurazione, una fonte
di gratificazione o un rifugio dalla solitudine. Ma non sempre ciò che ci
distrae risponde realmente al bisogno che stiamo cercando di soddisfare.
Sempre connessi, ma a cosa?
La tecnologia ha trasformato non soltanto le nostre abitudini, ma
anche il modo in cui viviamo le relazioni.
Siamo sempre raggiungibili, possiamo sapere quando qualcuno ha letto
un messaggio e confrontarci continuamente con immagini, corpi e vite
apparentemente perfette.
Quando abbiamo iniziato a confondere l’essere raggiungibili con il
dover essere sempre disponibili?
Tra notifiche, geolocalizzazione, filtri, algoritmi e contenuti
potenzialmente infiniti, il digitale attraversa la nostra identità, le
relazioni e persino il rapporto con il corpo.
Anche il sonno, la postura e l'attenzione possono risentire di
determinate abitudini digitali. E mentre ci interroghiamo sugli effetti
individuali, spesso dimentichiamo che dietro gli schermi esistono sistemi
progettati per catturare la nostra attenzione, raccogliere dati e orientare le
nostre esperienze online.
Non si tratta, quindi, di demonizzare la tecnologia, ma di
comprenderne i meccanismi e riconoscere il ruolo che occupa nella nostra vita.
Chi utilizza chi?
Forse la domanda più importante non è quanto tempo trascorriamo
davanti a uno schermo, ma quanto siamo consapevoli di ciò che facciamo quando
lo utilizziamo.
Cosa proviamo prima di prendere il telefono? Che cosa cerchiamo? E
cosa accadrebbe se, qualche volta, scegliessimo di non farlo?
Di queste domande parleremo
sabato 24 ottobre 2026, dalle 17:30 alle 19:30, presso il Centro MeTe di
Pescara, durante «ScOnneSsi – Legami, identità e solitudini nell’era digitale».
Sarà un incontro di confronto e riflessione, accompagnato da esperienze pratiche per osservare le nostre abitudini digitali e riconoscere alcuni automatismi quotidiani.
Porta con te il tuo smartphone: ci servirà per esplorare insieme il nostro rapporto con la tecnologia, senza giudizi e senza etichette.
Perché l’obiettivo non è
imparare a vivere senza tecnologia, ma recuperare la possibilità di scegliere
come utilizzarla.
E forse, prima ancora di chiederci se siamo dipendenti, dovremmo
iniziare a domandarci: quando ci connettiamo, da cosa ci stiamo disconnettendo?
A
cura di Ippoliti Massimo, dottore magistrale in psicologia
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